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I supercomputer possono replicare il cervello umano, ma solo al 10%

4 Gennaio 2020

La realizzazione di supercomputer ha messo in atto un cambiamento fondamentale nel mercato globale e nella somma delle conoscenze globali. Il tutto può essere tranquillamente riassunto nella velocità di calcolo di un computer quantico che, in soli 200 secondi, riesce a elaborare una serie di calcoli che sarebbero stati invece messi a punto in circa 10mila anni da un computer normale. L’obiettivo della neuroscienza è, però, quello di realizzare dei sistemi che possano giungere ad un obiettivo di incredibile valore: riuscire a replicare i meccanismi del cervello umano all’interno di una macchina. Per quanto adesso si sia soltanto al 10%, i margini di crescita esistono. 

L’obiettivo della neuroscienza e il computer che simula il cervello umano

Senza troppi giri di parole, l’obiettivo che vuole essere raggiunto attraverso gli studi neuroscientifici è la realizzazione di computer che sappiano simulare al 100% il funzionamento del cervello umano. I più potenti sistemi attuali, come il computer K dell’Advanced Institute for Computational Science di Kobe, non riescono ad andare oltre il 10% di questa simulazione, frenando di fronte all’incredibile capacità di calcolo sinaptica del cervello umano. 

Alla luce dei problemi attuali, però, si sta cercando di mettere a punto un metodo che possa portare ad una risoluzione definitiva, che sta essenzialmente nel rapporto tra il funzionamento dei nodi di rete e delle sinapsi del cervello umano. 

Che cosa sono i supercomputer exascale

Per risolvere la problematica di un algoritmo che potrebbe definirsi lento, l’obiettivo è quello di creare supercomputer exascale, che possano raggiungere velocità di calcolo dalle 10 alle 100 volte maggiori rispetto a quelle dei supercomputer attuali. 

Se la velocità dei supercomputer viene misurata in FLOPS («floating point operation per second»), ovvero numero di operazioni in virgola mobile al secondo, allora maggiore è questo numero, maggiore sarà la velocità dei supercomputer. Ne consegue che l’obiettivo è il miglioramento di una velocità di calcolo tale da raggiungere l’obiettivo ritenuto meta: il cervello umano. 

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